Wembley, capitale di Germania
24 maggio 2013
La Traumfinale, la finale da sogno della Germania, è alle porte. Le grandi rivali si conoscono e si rispettano ma non si amano. Per il Principe William finirà “2-0 per il Bayern”, favorito per la sua strapotenza, per la sua storia e per un rendimento quasi immacolato nel 2013: 23 vittorie, un pareggio (col Dortmund in Bundesliga) e una sola sconfitta, con l’Arsenal al ritorno degli ottavi di Champions. Leggi il seguito »
di Massimo Callegari
@CalleMax
CR7, El Tigre, Mou, Cholo: la Copa de Los Reyes
16 maggio 2013
Cristiano Ronaldo o Falcao? Mourinho o Simeone? Cibeles o Neptuno? Tra le polemiche per il costo dei biglietti (da 50 a 275 €, il doppio di tutte le finali di coppa nazionale più importanti d’Europa) Madrid e la Spagna vibrano per la finale della 109^ Coppa del Re che verrà assegnata domani (diretta in esclusiva su Premium Calcio dalle 20.45). Si gioca al Santiago Bernabeu e, osservando la storia, non è una bella notizia per il Real, che nel suo stadio ha giocato 7 finali di Coppa di Spagna e ne ha perse 6, di cui 3 proprio contro l’Atletico (1960,61 e ’92). E nell’arena rivale i colchoneros hanno vinto 8 delle loro 9 Coppe del Re. Numeri incoraggianti per il popolo calcistico più passionale ma meno vincente della capitale, senza vittorie contro il Real dal 30 ottobre 1999. Ma questa non sarà solo la finale di Coppa del Re: è la notte “de los Reyes”.
CR7 vs FALCAO – Si sfidano due dei più grandi attaccanti del terzo millennio, predatori dell’area di rigore, conquistatori delle finali. Cristiano Ronaldo ne ha marchiate 3 con il Manchester United (FA Cup 2004, Coppa di Lega 2006, Champions 2008) e altrettante coi blancos (Coppa del Re 2011, ritorno di Supercoppa di Spagna 2011, andata e ritorno di Supercoppa di Spagna 2012). Con un crescendo entusiasmante El Tigre ha firmato la finale di Europa League 2011 col Porto (gol vittoria) e 2012 con l’Atletico (fantastica doppietta) e la Supercoppa Europea contro il Chelsea (tripletta celestiale). Ormai al passo d’addio con il club che lo ha consacrato miglior centravanti del pianeta, cerca la prima vittoria sul Real dopo 3 sconfitte in altrettanti confronti, nonostante 2 gol segnati. Diego Lopez trema al sol pensiero: in 9 partite, Falcao lo ha fulminato 5 volte.
MOURINHO vs SIMEONE - Con tanto casino e tanti soldi spesi in più, Mou ha vinto solo 1 titolo in più del Cholo nella capitale. Anche le pressioni e le ambizioni erano diverse, certo, ma a Madrid gli adepti del Cholismo sono certamente più dei mourinhani e la sfida è meno sbilanciata di quanto si pensi. Il portoghese sperava di lasciare con la Coppa più ambita, la Decima Champions, e invece verrà ricordato alla Casa Blanca come un fomentatore di folle incapace di entrare in sintonia con la cultura del madridismo. Simeone ha migliorato l’attitudine tattica della sua squadra rispetto alle prime esperienze in panchina, in Argentina con Estudiantes e River e in Italia al Catania. Ha esaltato giocatori che sembravano avviati a un inesorabile declino (gli ex juventini Diego e Tiago) e lanciato il brasiliano Diego Costa, 9 reti nella Liga e fresco di debutto con la sua nazionale. Riporterà l’Atletico in Champions dopo 4 anni di assenza (3° posto garantito, a -9 dal Real) ma sa che la gloria eterna può arrivargli proprio da un trionfo sui rivali cittadini. La fontana di Nettuno, dove festeggia i suoi trionfi il popolo biancorosso, lo aspetta. Per spegnere le luci sul ciclo dei lunghi coltelli di Mou e non far accendere quelle su plaza de Cibeles, l’ombelico del mondo madridista.
di Massimo Callegari
@CalleMax
Sir Alex, I momenti più belli
8 maggio 2013
E’ arrivato, ha pazientato, ha trionfato. Sir Alex Ferguson lascia il Manchester United dopo quasi 27 anni e 38 trofei: tra successi, colpi di mercato e gesti epocali, ecco raccolti qui per voi i 7 momenti più memorabili. 7, in onore del numero leggendario del club. Quello di George Best, Eric Cantona, David Beckham e Cristiano Ronaldo.
1. CHAMPIONS LEAGUE 1998-99. Barcellona, 26 maggio 1999, il giorno del treble: l’epica si impossessa del calcio. Dopo aver conquistato la Premier e appena 4 giorni prima l’FA Cup, il Manchester United rimonta il Bayern Monaco nei 3′ di recupero. I gol di Sheringham e Solskjaer regalano la seconda Coppa dei Campioni al club, 31 anni dopo quella della squadra capitanata da Bobby Charlton.
2. PREMIER LEAGUE 1992-93. Il titolo inglese manca da 26 anni ed è ormai un’ossessione a Old Trafford. Lo United inizia con 1 punto in 3 partite, poi a novembre arriva Eric Cantona dal Leeds per 1,2 milioni di sterline. I suoi gol, ma anche quelli dello scozzese Brian McClair e dei gallesi Mark Hughes e Ryan Giggs valgono il titolo con 10 punti di vantaggio sull’Aston Villa.
3. IL LANCIO DELLA SCARPA A BECKHAM. Il 15 febbraio 2003 lo United perde 2-0 a Old Trafford dall’Arsenal ed è eliminato dall’FA Cup. Un Ferguson furioso tracima negli spogliatoi e lancia una scarpa che colpisce David Beckham. E’ l’inizio della fine del loro rapporto. In estate Becks se ne andrà al Real Madrid.
4. LA MEDIAZIONE CON ROONEY. A ottobre 2010 Wayne Rooney annuncia di voler lasciare il Manchester United. La corte del City sembra inaffrontabile. Ferguson fa da padre e da manager e convince il suo pupillo a rinnovare il contratto fino al 2015.
5. FA CUP 1990. Dopo quasi 4 anni il tecnico scozzese vince il suo primo titolo in Inghilterra. Il Crystal Palace si arrende al replay a Wembley: dopo il 3-3 ai supplementari della prima sfida, decide Lee Martin, alla sua 2^ rete con la maglia del club.
6. LA BENTLEY DI BERBATOV. Uno dei momenti più alti della sua storia manageriale. E’ ancora il City a essere beffato. Nell’ultimo giorno di mercato dell’estate 2008, Ferguson preleva di persona il bulgaro all’aeroporto sulla sua Bentley da 130mila sterline e brucia gli sceicchi, che avevano offerto 28 milioni di sterline, strappandolo al Tottenham per 31. L’affare vale più per l’impatto mediatico che tecnico. Berbatov sarà comunque l’uomo della Premier 2010-11, vinta con lui capocannoniere con 20 gol.
7. IL DOUBLE 2008. E’ l’anno di Cristiano Ronaldo, che segna 31 gol in Premier e il gol della finale di Champions, vinta poi ai rigori a Mosca sul Chelsea. I Blues di Avram Grant (subentrato a Mourinho) sono i rivali in patria e in Europa. Cedono il campionato al fotofinish per 2 punti e la Champions sullo scivolone sul dischetto di John Terry. In quei momenti c’è tutto Sir Alesx Ferguson, stratega implacabile in campo e sulla scrivania. Mentre alza la Coppa, sta già trattando la cessione di CR7 al Real per l’estate dell’anno dopo alla fantasmagorica cifra di 94 milioni di €.
Per questi momenti e tanti altri Ferguson è leggenda. #ThankyouSirAlex
di Massimo Callegari
@CalleMax
Road to Wembley: 1 – Bayern favorito ma…
2 maggio 2013
Il Borussia Dortmund ha vinto la sua unica Champions a Monaco di Baviera nel 1997, il Bayern ha perso la sua seconda finale in 3 anni sempre a Monaco contro una londinese. Sabato 25 maggio si sfideranno a Londra e si chiuderà il cerchio. Iniziamo a giocare la finale tra precedenti, incroci del destino e uomini chiave.
BILANCIO STAGIONALE- Sabato prosimo al Wetsfalenstadion c’è il match di ritorno in Bundesliga. Come hanno fatto sistematicamente nelle ultime giornate di campionato, sia Klopp che Heynckes presenteranno le seconde linee. Già 3 i precedenti stagionali. Il Bayern ha vinto in Supercoppa (2-1: reti di Mandzukic, Ribery e Lewandowski) e coppa di Germania (1-0 nei quarti, gol di Robben). In Bundes però il BVB è stata una delle 4 squadre che hanno tolto punti ai bavaresi (1-1 all’andata: 67′ Kroos, 74′ Götze). L’anno scorso andò in maniera completamente diversa: 3 vittorie su 3 del Borussia, compreso il fantasmagorico 5-2 della finale di Coppa di Germania con tripletta di Lewandowski. Leggi il seguito »
di Massimo Callegari
@CalleMax
Barça, sta finendo un’epopea
24 aprile 2013
Il calcio insegna che “non è mai finita finché non è finita”, a maggior ragione se in campo c’è il Barcellona, la squadra più forte di tutti i tempi, capace di rimontare nel suo stadio situazioni disperate. Ma tanti indizi testimoniano che l’epopea di “questo” Barcellona sta finendo. Ciò non esclude che non vincerà né dominerà più nei prossimi anni, ma che per farlo dovrà ridisegnare il suo stile e affidarsi a forze più fresche. Ed è questo il grande dilemma: esistono alle spalle della generazione d’oro nomi nuovi già pronti? Esiste la possibilità di creare una squadra con più alternative, anche di gioco, a quella attuale, trionfatrice nella Liga ma non più dominatrice in Europa?
I CAMPANELLI D’ALLARME. In questa Champions i blaugrana hanno davvero impressionato solo al ritorno contro il Milan, riportato alla dura realtà al Camp Nou dopo l’illusione di San Siro. La Messidipendenza è stata lampante nei quarti col PSG, decisi in pratica dalla sola presenza in campo dell’argentino, capace di cambiare in un colpo solo 2 squadre: la sua e quella avversaria. Anche questo avrà certamente pesato nella scelta di Vilanova di schierarlo a Monaco, nonostante l’argentino sia al 30% della condizione fisica. Ma la forza mistica e il talento puro non sono sufficienti per decidere una partita di calcio. Servono lucidità, freschezza, motivazioni, disponibilità al lavoro di squadra. Le doti che hanno reso grande il Barcellona di Pep e che si stanno dissolvendo. Anche per ragioni anagrafiche e assenza di alternative.
IL PESO DELL’ANAGRAFE. L’età non è tutto ma contribuisce al logorio del calcio moderno. Sin dall’anno scorso Xavi ha mostrato segni di cedimento e a 33 anni non può più garantire ritmo e continuità come negli anni d’oro. Le sue difficoltà fisiche, unite a quelle contingenti di Messi nelle ultime settimane, hanno tolto ai catalani 2 dei 3 componenti della Santisima Trinidad e il solo Iniesta non ha potuto evitare il tracollo. Il Barcellona senza ritmo e senza capacità di verticalizzare è una squadra prevedibile, ormai decodificata dagli allenatori avversari. E se già al top soffriva rivali più forti fisicamente (il Chelsea dell’anno scorso ma anche quello 2009 di Hiddink) la strapotenza di questo Bayern lo ha travolto.
IL VUOTO ALLE SPALLE DEI TITOLARISSIMI. Il Barcellona vincerà a breve la sua 4^ liga negli ultimi 5 anni. Ma questo successo, costruito con un avvio da record e custodito nel durissimo periodo della malattia di Vilanova, non dovrà oscurare i segnali giunti dalle sfide stagionali con Real Madrid (1 vittoria, 2 pareggi e 3 sconfitte subite), Milan, PSG e Bayern. E dalle scelte del tecnico, che nelle partite più importanti ha schierato giovani o riserve solo per emergenza. A testimonianza della poca fiducia riposta nei difensori Bartra e Montoya, negli attaccanti Tello e Cuenca (addirittura ceduto all’Ajax) e soprattutto nei centrocampisti Fabregas, Thiago Alcantara e Song. Tutti (tranne il camerunense, arrivato l’estate scorsa dall’Arsenal) già in rosa con Guardiola e quindi ormai attesi al grande passo tra i titolari.
QUALI ALTERNATIVE PER IL FUTURO. La disfatta dell’Allianz Arena, il declino fisico di Puyol e Xavi, la necessità evidente di trovare vie alternative al tiki-taka pongono il club di fronte a un futuro fatto di certezze (Messi, Piqué, Iniesta, Mascherano, Busquets, Jordi Alba, Dani Alves) ma anche interrogativi inquietanti. La forza della cantera sarà così grande da supportare il cambio generazionale ormai imminente? E’ davvero assurdo pensare a stili di gioco diversi che prevedano due centrocampisti davanti alla difesa, come nella Spagna di Xabi Alonso e Xavi? Il 4-2-3-1 permetterebbe di recuperare talenti come Fabregas e Song, che con quel modulo si sono esaltati nell’Arsenal, e di avanzare la posizione di Dani Alves, coprendone i limiti difensivi. E ancora: ha senso considerare l’esperienza di Ibra in blaugrana un fallimento assoluto e quindi escludere a priori l’inserimento di un attaccante forte fisicamente e sulle palle alte, capace di togliere pressione e marcature a Messi e di dialogare con lui come sa fare Higuain nell’Argentina? Domande pesanti, perché mettono in discussione i canoni su cui si è basata la storia recente e l’identità del Barcellona. Interrogativi cui però Rosell, Zubizarreta e Tito Vilanova dovranno presto rispondere. Con una Liga in più in bacheca e dopo aver detto addio alla Champions. “Non è mai finita finché non è finita”, certo, ma il sospetto che a Monaco di Baviera abbiano iniziato a scorrere i titoli di coda sull’epopea blaugrana è sempre più forte.
di Massimo Callegari
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Borussia-Real, la storia non gioca
23 aprile 2013
“La storia non gioca”, è il mantra ripetuto da Mourinho per allontanare l’incubo tedesco del Real, che in Germania ha vinto solo 1 partita e ne ha perse 17 su 24. Ma la storia non giocherà davvero al Westfalenstadion, perché in campo ci saranno solo 2 giocatori che hanno già alzato la Coppa dei Campioni nella loro carriera, entrambi del Madrid: Cristiano Ronaldo, vincitore a Mosca nel 2008 con il Manchester United, e Xabi Alonso, trionfatore 2005 a Istanbul col Liverpool. Gli altri campioni d’Europa nell’attuale rosa del Real (Casillas, Carvalho, Essien, Kakà e naturalmente Mourinho) saranno al massimo in panchina. Quando si parla di Real più esperto del Borussia, insomma, è corretto limitarsi all’abitudine ai grandi palcoscenicidella Casa Blanca, intesa come ambiente e non come squadra, e del tecnico portoghese, sulla breccia in Europa da 10 anni contro i 2 di Klopp. Leggi il seguito »
di Massimo Callegari
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Arrivano i nostri – Botta (Arg, 23 – Inter)
19 aprile 2013
La sua doppietta ai paraguaiani del Libertad nella notte di Libertadores fa sognare i tifosi dell’Inter. Inauguriamo quindi la galleria degli stranieri più attesi in arrivo nel nostro campionato con Ruben Alejandro Botta Montero, nato a San Juan (Argentina) il 31 gennaio 1990.
RUOLO E CARRIERA - E’ un esterno offensivo di piede sinistro e arriverà a parametro zero dal Tigre, club di medio livello nel suo paese che sta vivendo però un’ottima fase a livello internazionale: ha appena conquistato gli ottavi di Libertadores dopo aver raggiunto la finale nella scorsa Copa Sudamericana. Il suo allenatore Gorosito lo schiera in appoggio o alle spalle della punta centrale. E’ esploso in questa stagione a cavallo dei 23 anni, diventando titolare e segnando 5 gol nel campionato argentino (2 su rigore) e 4 in Libertadores. Non è mai stato convocato in nazionale e non aveva mai segnato nelle stagioni precedenti nella massima serie. I suoi progressi degli ultimi mesi sono evidenti ma dovrà farne altri per imporsi all’Inter.
CARATTERISTICHE - E’ un Ricky Alvarez più brevilineo (1 metro e 75 per 65 kg), scattante ed esplosivo. Entrambi si muovono anche in posizione centrale, da trequartista puro, ma esprimono il meglio quando possono rientrare da destra per calciare col sinistro. Potenzialmente possiede insomma le caratteristiche che servono all’Inter in zona offensiva, cioè tecnica, dribbling e destrezza. Parte spesso anche in posizione più avanzata e sta lavorando per non patire il confronto fisico coi difensori avversari, soprattutto quando viene servito spalle alla porta.
QUALITÁ - Buona tecnica, tiro in corsa e dribbling rapido, aggressività. Punta molto sulla rapidità, sul primo controllo e su un discreto bagaglio di finte per superare l’uomo. In contropiede con spazi ampi a disposizione è difficile da contenere, perché unisce tecnica e velocità.
LIMITI – Usa solo il sinistro. Deve migliorare notevolmente rapidità di esecuzione, precisione nel passaggio e al cross perché da noi troverà spazi più ridotti rispetto a quelli che gli vengono concessi in Sudamerica. Si prende ancora troppe pause, anche nella stessa partita, e ha scarse attitudini difensive e disponibilità al sacrificio senza palla, doti che in Argentina vengono trascurate.
GIUDIZIO FINALE - Sul piano esclusivamente tecnico non raggiunge l’eccellenza dei migliori talenti puri sudamericani delle ultime generazioni come Oscar e James Rodriguez. Non è il salvatore della patria nerazzurra né un giocatore da caricare di troppe responsabilità ma un talento grezzo sul quale lavorare, soprattutto considerando che è stato acquistato a zero (quindi una scommessa a basso impatto economico).
di Massimo Callegari
@CalleMax
Germania-Spagna, chi comanda in Europa?
12 aprile 2013
Doppio incrocio Germania-Spagna nelle semifinali di Champions League. Le nazioni che in alternanza hanno portato una loro rappresentante nelle ultime 4 finali, con 2 vittorie (Barcellona 2009 e 2011) e 2 ko (Bayern 2010 e 2012). Le nazionali finaliste di Euro 2008, la prima e la terza del Mondiale 2010 e di Euro 2012. Il top. Ecco cosa dobbiamo aspettarci dai confronti che portano a Wembley.
BAYERN MONACO-BARCELLONA. E’ la sfida di Guardiola. La squadra che lui ha reso leggenda contro quella che lo attende. Un’altra occasione per Pep, forse l’ultima, per sperare in una vittoria del Barça che renderebbe molto più intrigante la sua avventura bavarese a caccia del Sacro Graal della Champions. Mai come in questa occasione però il Barcellona appare battibile e mai come ora è stata lampante la sua Messi-dipendenza. Con lui in campo, tra andata e ritorno, Barça-PSG è “finita” 2-0. Senza di lui, 1-3. Ma agli spagnoli in semifinale mancheranno anche Mascherano e probabilmente Puyol. Assenze pesantissime per una squadra che ha perso equilibrio e compattezza, gioca un calcio più verticale e meno cadenzato rispetto a prima e quindi ha ancora più bisogno dei suoi migliori interpreti nella fase difensiva. Ora il Barcellona concede di più e contro questo Bayern potrebbe essere fatale. Perché i tedeschi hanno organizzazione tattica e strapotenza fisica, la caratteristica che il Barça ha sofferto di più anche nei suoi momenti d’oro contro il Chelsea, l’Inter e il Real di Mourinho. Poi c’è la velocità degli esterni Ribery e Robben, capaci di ripetere le volate di Lavezzi e Lucas che hanno fatto sognare il PSG. E, particolare non trascurabile, il punto debole del Bayern – le palle ferme – coincide con l’arma meno tagliente del Barça, che ha in Piqué l’unico saltatore. Insomma, i blaugrana non partono favoriti anche se non perdono da 17 partite contro le tedesche e nell’ultimo scontro diretto hanno disintegrato il Bayern (4-0 nell’aprile 2009).
BORUSSIA DORTMUND-REAL MADRID. Il BVB è l’unica imbattuta di questa Champions e nella fase a gironi Mou ha subìto due lezioni tattiche e di gioco corale da Klopp. Proprio come accadde al tecnico portoghese nel 2010 col Barcellona, che poi la sua Inter fece fuori in semifinale per andare a trionfare sul Bayern. Già, il possibile avversario anche nell’ultimo atto di questa edizione nella città – Londra – dove Mou potrebbe fermarsi direttamente per progettare l’avventura col suo nuovo club, il Chelsea. Come nel 2010 a Madrid. Uno scenario diabolico. Ma la finale andrà conquistata dal Real con due prestazioni diverse rispetto alla prima fase (2-1 per il Dortmund al Westfalenstadion e 2-2 al Bernabeu con tante occasioni per il Borussia). L’abitudine alla pressione di club, ambiente, giocatori e allenatori può fare la differenza. Contro il Malaga il BVB ha patito per la prima volta il peso del pronostico favorevole ma ha avuto l’umiltà di rinunciare al gioco manovrato per giocarsi l’assalto disperato nel finale con uno stopper (Felipe Santana) come centravanti aggiunto. Klopp ritroverà Hummels dopo l’infortunio per puntellare il suo reparto meno affidabile, la difesa, e dovrà lavorare sulla precisione e la freddezza di Götze davanti alla porta. Fallire anche contro i blancos le occasioni mancate nelle due gare con il Malaga equivarrebbe quasi certamente a salutare la competizione (come nel ’98, 2-0 e 0-0 per il Real poi campione). E a scrivere un’altra pagina della diabolica sceneggiatura che Mou sogna di mettere in atto.
di Massimo Callegari
@CalleMax
Borussia-Malaga, la notte dei sogni
8 aprile 2013
Fuori una. La muraglia umana del Westfalenstadion si prepara ad assistere al verdetto del quarto di finale che oppone la squadra più entusiasmante di questa Champions (il Borussia) a quella più sorprendente, il Malaga. In rapporto al valore individuale dei suoi giocatori, infatti, Pellegrini è quello che ha ottenuto in assoluto il risultato migliore.
ASSENZE PESANTI - Lo 0-0 della Rosaleda tiene aperto ogni scenario. Agli spagnoli, che all’andata hanno sofferto ma anche creato occasioni, basterebbe un solo gol per mettere una pressione enorme alla banda di Klopp. Il Malaga ha subìto meno gol di tutti in questa Champions (6, come la Juve) ma ha anche i numeri peggiori per passaggi riusciti e tiri totali. E’ molto probabile che imposti un’altra partita accorta come quelle che gli hanno permesso di pareggiare nella prima fase a Milano e San Pietroburgo. L’unica sconfitta è arrivata nell’andata degli ottavi, 0-1 a Oporto dopo la peggiore prestazione della stagione europea. Mancheranno però due giocatori fondamentali, il mediano cileno Iturra e il difensore brasiliano Wellington: i due potenziali sostituti, Sergio Sanchez e Diego Lugano, hanno ballato in maniera preoccupante nel 2-4 di sabato scorso con la Real Sociedad.
KLOPP CI METTE I CARICHI - All’andata il Borussia ha fallito almeno 4 occasioni chiare con Götze e Lewandowski. I due però si sono fatti perdonare contribuendo da subentrati al successo in Bundes sull’Augsburg (4-2 da 1-2 con gol del 2-2 segnato da Schieber 1′ dopo il loro ingresso in campo). Il centravanti polacco è andato a segno per la 10^ partita consecutiva in campionato e ha eguagliato il record di Klaus Allofs. Davanti ora ha solo Gerd Muller a quota 16. Sabato hanno riposato in tanti (Reus, Gundogan, Kehl, Weidenfeller) per essere pronti in Champions. Il BVB può tornare in semifinale dopo 15 anni, quando de detentore della coppa venne eliminato dal Real Madrid. Ma la squadra di Klopp non ha paura della storia, ha già battuto i blancos in questa edizione (2-1 a Dortmund e spettacolare 2-2 al Bernabeu) e ha diritto di sognare il traguardo massimo.
L’AMBIENTE E L’ABBRACCIO - Il Westfalenstadion trascinerà il Borussia in un’atmosfera da pelle d’oca. E si unirà idealmente nell’abbraccio a Manuel Pellegrini, che raggiunge Dortmund direttamente dal Cile, dove ha assistito al funerale del padre. Al suo vice Cousillas il compito di gestire l’allenamento della vigilia. Se l’Ingegnere raggiungerà le semifinali come fece col Villareal nel 2006, saprà a chi dedicare l’impresa.
di Massimo Callegari
@CalleMax
Champions, il borsino dei quarti
4 aprile 2013
Ancora 90′ e poi conosceremo le magnifiche 4 di questa Champions. Ecco le nostre percentuali dopo le gare di andata dei quarti, tra dimostrazioni di forza straripanti (Bayern e Real), occasioni sciupate (Borussia), infortuni (Kroos, Mascherano, Messi?) e squalifiche (Vidal, Lichtsteiner, Matuidi, Iturra). Leggi il seguito »
di Massimo Callegari
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